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Il Monte Ascensione a Rotella, nelle Marche: tra miti e leggende

Rotella è un paesino medievale, risalente al 500 circa, che si trova nella provincia di Ascoli Piceno nelle Marche, abbracciato dal fiume Tesino da un lato e dal torrente Oste alle pendici del Monte Ascensione dall’altro. Il paese è piccolo e conta poco più di 1000 abitanti, uno di quei luoghi poco turistici ma tutti da vivere e da scoprire!

Tra i luoghi principali da visitare a Rotella si trovano la Torre Civica dell’Orologio, il monumento principale del paese risalente al XV secolo, il tempio di Santa Viviana, derivato dalla chiesa di Santa Maria a Pié di Monte la cui facciata sorprende l’osservatore per le sue due torri gemelle. Nella chiesa, meglio conosciuta come Madonna dell’Icone, é conservato il corpo di Santa Viviana. Interessante inoltre la chiesa rurale dell’ Oratorio del Verdiente, con affreschi del XV secolo.

Un’altra location tutta da visitare se ci si trova a Rotella è il Monte Ascensione, una montagna ricca di boschi… e di leggende. Compreso tra il comune di Rotella e quello di Ascoli Piceno, questo monte misterioso e dall’aspetto frastagliato ricorda diverse figure, che cambiano in base al punto da cui lo si osserva: c’è infatti chi dice che il suo profilo somigli a quello della bella addormentata e chi invece ci riconosce quello di Dante.

Un monte suggestivo e inquietante tanto da essere conosciuto con l’antico nome di Montagna Nera per via delle macchie scure di querceti e castagneti, e ricco di leggende legate all’altro suo antichissimo nome, Monte Polesio, che evoca la presenza della divinità umbra Esu e quella di Santa Polisia.

Secondo la leggenda più conosciuta, infatti, Polisia era la figlia del prefetto Polimio, convertita al cristianesimo e battezzata dal vescovo Emidio, il Santo Patrono di Ascoli Piceno. Il padre, sdegnato per la conversione della figlia, la fece inseguire dai soldati. Ma la ragazza, trovato rifugio sul Monte Ascensione, fu miracolosamente inghiottita da una voragine che si aprì improvvisamente sotto ai suoi piedi. La leggenda vuole che ancora oggi la si veda tessere su un telaio d’oro, nascosta nel ventre della montagna. Un’altra teoria sul nome del monte è quella relativa alla sua derivazione dal latino paulus (=piccolo) che identifica il cippo di legno che i seguaci di riti naturalistici mettevano sulla cima delle montagne, là dove ora ci si sono le croci metalliche. L’ipotesi più plausibile, secondo lo storico Antonio Bonfini nel “Saggio delle cose ascolane”, é invece quella secondo cui esso deriverebbe dal nome del castello edificato nel IX secolo alle falde della montagna da Cintio Polesio, un ascolano che gli diede in nome. Il nome del Monte era quindi, con molta probabilità, Monte del Castello di Polesio.

Tra le altre  leggende legate al Monte dell’Ascensione una racconta di due compari vissuti alla fine dell’800 che erano in cerca, tra le balze dell’Ascensione, di un tesoro del quale avevano sentito parlare. In una notte di un giorno d’autunno, i due protagonisti della vicenda erano arrivati a un passo dalla realizzazione del loro desiderio: già potevano vedere il luccichìo dell’oro sul fondo del contenitore scoperto in una fessura della montagna. All’improvviso, dalla buca uscì un piccolo diavolo, un esserino che cominciò a crescere a dismisura fino ad arrivare ad un’altezza tale da appoggiare i piedi sui due rilievi dell’Ascensione e della Montagna dei Fiori. I due fuggirono terrorizzati ma furono presi “al volo” dall’essere mostruoso che li gettò in aria, scaraventandoli a diversi chilometri di distanza, uno nella valle dell’Aso e l’altro in Val Vibrata.

Altre leggende legate al territorio di Rotella sono protagoniste anche nelle sue sperdute ma affascinanti località montane. Una di queste è Montemisio (località situata nel versante Nord-Orientale della Montagna dell’Ascensione), con il suo Santuario della Madonna della Consolazione. L’antica chiesa dedicata alla Vergine della Cintura fu realizzata da un gruppetto di monaci di Farfa, sulle rovine di un tempio pagano dedicato alla dea Artemide o Artemisia. Il culto passò poi alla venerazione della Madonna della Tempera, ossia dell’acqua necessaria ai campi: la leggenda narra che in un anno in cui la siccità minacciava di far perdere i raccolti si decise di tenere una processione propiziatoria. La statua della Madonna si era appena messa in cammino quando il cielo si oscurò e cadde la benefica pioggia irroratrice. Nel secolo XVIII, dopo il restauro, la chiesa divenne luogo di culto della Madonna della Consolazione e oggi il santuario è meta di pellegrinaggi nonché location di una tradizionale festa che si svolge il 15 Agosto.