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Vita universitaria a Malaga

Non so se sia una deformazione professionale o se capita a tutti di sentire l’irrefrenabile attrazione per un letto a scrocco offerto da un amico in giro per l’Europa col progetto Erasmus. È così che, ovviamente spinta dal forte legame affettivo che mi lega al vincitore di borse di studio in questione, mi sono ritrovata ormai anni or sono in una città dell’Andalusia che fino al momento in cui ho schiacciato “conferma” sul sito Ryanair per la tratta Milano-Malaga significava per me solo un gusto di gelato dal nome esotico che comunque non sceglievo mai.

Non so se sia stata l’irresistibile voglia di scoprire posti nuovi o il dolce gusto di un’estate andalusa in anticipo su quella italiana, non so se sia stata la forte mancanza di questa amica trasferitasi per nove mesi in terra spagnola o la sottile ebbrezza di saltare una settimana di lezioni accademiche per sdraiarmi sulla Malagueta e non in Piazza dei Miracoli, non so se sia stata la forte attrattività del botellón comparata a complesse teorie della comunicazione senza capo né coda, fatto sta che ci siamo presentati a Malaga in dieci, tutti alla ricerca di relax (e possibilmente di qualche mattonella libera per stendere un sacco a pelo).

Sangria - Foto su Flickr

Di Malaga ricordo con piacere i lunghi e indolenti aperitivi che cominciavano con una sangria stravaccati in un bar del centro dopo stressanti sedute di bagni di sole immersi tra le palme, ricordo le cene a base di tapas sempre molto economiche e goliardiche, ricordo la chiassosa piazza centrale della movida in cui le scarpe si incollavano al pavimento cosparso di cose alcoliche e zuccherose. Ricordo la sera in cui andammo a vedere uno spettacolo di flamenco, ipnotico per dieci minuti, divertente per trenta, da sbadiglio per il resto del tempo. Ricordo gli ingressi nei locali affollati in cui abbondavano strusciate e shortini, e le foto ricordo mosse scattate senza guadare nell’obiettivo di cui vergognarsi la mattina successiva quando ti risvegli col tipico mal di testa da serata un po’ troppo sopra le righe.

La Cattedrale di Malaga - foto su Flickr

Ora non pensate che noi dieci ventenni italiani in trasferta in Andalusia ci siamo fatti sfuggire iniezioni di cultura, sia mai! Oltre ai prolungati bagordi ci siamo anche dati a musei e siti di interesse storico come Plaza de Toros, l’immancabile Museo Picasso e l’Alcabaza. Abbiamo percorso in lungo e in largo il centro storico, ammirato rigorosamente da fuori le chiese principali tra cui la splendida Monquita, siamo saliti fino alle pendenze esagerate del Castillo di Gibralfaro. In un paio di giorni di particolare dinamismo ci siamo anche concessi una gita fuori porta a Granada e una a Siviglia.

Del resto non puoi mica tornare a casa ustionato e sconvolto e cavartela con un magnete con scritto Malaga: devi avere almeno un argomento di conversazione da sfoggiare coi tuoi parenti.