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Marrakech tra hammam e massaggi rilassanti

Questa è vita, ragazzi. A noi ci ha rovinato il Cristianesimo, come cultura.
Una volta avevamo le terme, i massaggi… Adesso cosa abbiamo? Le pizzerie!

Ponchia (Diego Abatantuono) in “Marrakech Express”

Marrakech ha un modo tutto suo di accoglierti: lo fa a voce alta, come quei parenti invadenti che vedi una volta l’anno e di cui ti vergogni un po’, ma che sai che sono sinceri quando ti gridano bonariamente quanto sei invecchiato negli ultimi mesi. Marrakech non parla, grida. E non ti prende per mano e ti accompagna, ma ti scaraventa in un vortice potenzialmente senza fine di colori, odori, suoni, parlate, musiche, sapori.

Piazza Jemaa El Fna al tramonto

La terza città del Marocco ti sorprende impreparato, non hai tempo di pensare alle strade da prendere perché qualcuno ti avrà già chiesto dove sei diretto e se non rispondi entro pochi secondi la risposta è sempre una, “la place“, che poi sarebbe piazza Jemaa El Fna dove dall’alba al tramonto e anche oltre tutto ha inizio e tutto ha fine. Poco importa che tu sia diretto dalla parte opposta della città: è nella place che si ritrovano tante delle peculiarità di Marrakech: dalle tavolate di quello che si può definire il più grande ristorante del mondo dove in quattro e quattr’otto ti arrostiscono ogni ben di dio accompagnato da verdure e dalle immancabili spezie alle attrazioni esotiche degli incantatori di serpenti o degli ammaestratori di scimmie, dai buffi personaggi che, agghindati di tutto punto, vendono l’acqua servendola in un bicchiere in cui ha bevuto mezza umanità ai ragazzi che si avvicinano con un sommesso borbottare di un’unica parola: “hascisc“.

Il percorso per arrivare in piazza può essere tortuoso e si presenteranno sulla vostra strada vari esemplari di esseri inanimati e animati: dopo un vasto assortimento di bancarelle, vestiti cinesi, libri polverosi, cianfrusaglie, oggettivistica per la casa, gioielli sarà il momento dell’arca di Noé berbera. E allora vi si pareranno dinnanzi galline, asini, gatti, cani, scimmie, serpenti, ragni, mosche in ordine sparso. Poi ancora avrete da schivare mezzi di locomozione a spinta, a pedali, a traino, a motore. Il tutto respirando l’odore di cibi freschi e cucinati.

Mangiare in piazza a Marrakech

Qui si apre un capitolo a parte, perché l’offerta culinaria è vasta e inebriante, nonché priva di alcun senso di igiene. Questo permette da una parte di contrarre delle simpatiche dissenterie, dall’altra di godere appieno dei fantastici odori di cucinato che provengono da ogni uscio e che trovano l’espressione massima in piazza Jemaa El Fna. Tra i cibi più saporiti o semplicemente diversi dalle nostre usanze troviamo vari tipi di pane – quasi una cosa sacra, offerto spesso come simbolo di con divisione -, schiacciatine fritte e ancora le buonissime beghrir, cioè le frittelle a nido d’ape da mangiare con miele e burro. Poi la tajine di pollo, di manzo, di verdure, il cous cous, gli spiedini di agnello, le insalate miste e speziate…

Forse vi starete domandando cosa c’entra tutta questa babele con l’argomento relax, ma è proprio questo il punto: dopo galline, asini, gatti, cani, scimmie, serpenti, ragni, mosche, carretti, motorini, biciclette, una moltitudine di esseri umani parlanti quello che ci vuole è un hammam e un massaggio rilassante! Un vaporoso abbraccio caldo seguito da uno scrub totale e da un massaggio su tutto il corpo sarà quanto di più desiderabile a questa latitudine. Vi sembrerà di rinascere e di non voler desiderare altro fino alla fine dei vostri giorni, il corpo ne esce tonificato e rilassato allo stesso tempo, la pelle diventa seta e inevitabilmente sfoggerete un sorriso ebete e la palpebra calante. Effetti collaterali del tutto tollerabili, direi.