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“Bikecentennial ’76”: viaggio in bici negli States entrato nel mito

4 luglio 1776: una data da ricordare per tutti gli americani. Con la dichiarazione d’indipendenza, redatta in buona parte da Thomas Jefferson, si interrompono i rapporti istituzionali con la Gran Bretagna e si dà vita ufficialmente agli Stati Uniti.

Duecento anni dopo, nell’estate del 1976, per celebrare il bicentenario dell’indipendenza si svolge il Bikecentennial ’76, un leggendario viaggio in bicicletta coast to coast di 4250 miglia (6840 km) attraverso 10 stati. Non si tratta di una gara o una manifestazione agonistica ma di un vero e proprio viaggio, promosso da un gruppo di pionieri del cicloturismo americano, che ha avuto l’idea già qualche anno prima. Ecco com’è andata la storia.

Nel 1970 Dan D’Ambrosio e Lys Burden si trasferiscono nel Montana per frequentare l’università, e vengono raggiunti successivamente da un’altra coppia di amici dell’Ohio, Greg e June Siple. I quattro cominciano a progettare un tour in bicicletta di oltre 20 mila chilometri che li avrebbe portati dall’Alaska fino alla Patagonia; una spedizione di tre anni a cui danno il nome Hemistour [1]. Nel giugno del ’72 la partenza si concretizza ed in meno di un anno i quattro amici sono già nel sud del Messico, tappa memorabile poiché la rivista National Geographic dell’epoca – siamo nel maggio ’73 – ospita un articolo e una serie di foto dell’avventura in corso. In quei giorni, a metà viaggio e col pensiero evidentemente già proiettato al prossimo, nel gruppo si inizia a discutere di una futura traversata in bici degli States, qualcosa di epocale che potesse coinvolgere un gran numero di americani. Il bicentenario della dichiarazione d’indipendenza, quasi imminente, è l’occasione ideale.

Nel frattempo proprio nello stesso periodo Dan contrae l’epatite in una zona di confine tra Messico e Guatemala e con la compagna Lys sono costretti a rientrare a casa ed abbandonare l’impresa, che invece verrà portata a termine da Greg e June nel febbraio del ’75. Appena ristabilitosi, Dan si adopera subito per organizzare il viaggio in bici coast to coast negli States lungo un percorso prestabilito nominato TransAmerica Bicycle Trail [2] [3]. Il viaggio diventerà celebre come Bikecentennial ’76. Partecipano 4.000 cicloviaggiatori di cui un 10% circa stranieri, soprattutto europei. Soltanto poco più della metà arrivano a destinazione, chi pedalando da solo, chi in gruppo.

Gran parte dei partecipanti porta con sé tutto il necessario per stare fuori, ma non essendoci ferree regole da seguire – come detto non è una gara – c’è chi si appoggia ad un mezzo motorizzato di supporto e chi ha semplici attrezzi per la riparazione, chi impiega due mesi e chi più, chi dorme in hotel e chi in strada o chiedendo ospitalità. Addirittura vengono messi a disposizione dei ciclisti, scantinati, chiese, dormitori e scuole. Tra queste la Sheldon High School di Eugene, la YMCA di Baker City, il Bethel College di Newton e la Southern Illinois University di Carbondale, solo per citarne alcune. La casa giapponese Shimano, sponsor dell’evento, pattuglia parte del percorso offrendo aiuto in caso di problemi meccanici ai mezzi. 

Dalla progettazione del Bikecentennial ’76, che ha richiesto un accurato lavoro di ricerca e selezione dei percorsi degli Stati Uniti più adatti da compiere in bicicletta, è nata anni dopo l’Adventure Cycling Association [4], oggi associazione di riferimento dei cicloturisti americani. Col passare degli anni il Bikecentennial ’76 entra sempre di più nel cuore e nei ricordi di chi vi ha preso parte (in molti lo ripercorrono gli anni successivi, fino ad oggi) e l’associazione decide così di pubblicare una bacheca [5] in cui i temerari di allora e di oggi possano lasciare le proprie testimonianze, rincontrare vecchi amici o compagni di viaggio, magari anche di qualche chilometro, o solamente condividere i propri ricordi di quella magnifica avventura.

Per cogliere il sentimento di nostalgia intrinseco di alcuni racconti di cicloviaggiatori o persone che hanno assistito all’evento da vicino, riporto questo interessante scambio di battute tratto da un topic del forum di Adventure Cycling Association.

Ciao, sono Lisa, mi piacerebbe entrare in contatto con qualcuno che ha fatto il Bikecentennial ’76. Sono cresciuta appena fuori Eminence, in una casa sulla highway 106, presso Shawnee Creek. Ho dei bellissimi ricordi dell’estate del ’76. Le mie due sorelle più grandi ed io, insieme a un paio di ragazze vicine di casa organizzammo un punto di ristoro per i cicloviaggiatori. Si fermarono in tantissimi da queste parti, per riposarsi, fare il bagno nel torrente, e perché no anche per comprare una limonata preparata da noi. Oggi ho 42 anni e tre figli, ai quali amo raccontare le storie della mia infanzia, anche se a loro talvolta non piace ascoltarle, e di questa storia conservo ancora un ricordo vivo e pieno d’emozione. Avrei una domanda: c’è per caso qualcuno che abbia fatto il Bikecentennial ’76 e ricorda di essersi fermato a Shawnee Creek presso quel chiosco gestito dalle ragazze?
Grazie, Lisa.

Ciao Lisa,
Sono un inglese, ho fatto il Bikecentennial completo nel 1976 e ricordo perfettamente di essermi fermato da voi per una sosta a Shawnee Creek. Avevo una bicicletta bianca da strada con una sella nera. Quella notte poi ho dormito in un motel se non sbaglio a Summersville, o a Houston, non ricordo bene.
Ricordo che il vostro chiosco era così affollato in quel momento che me ne sono andato dopo pochi minuti, o forse ho preso solo un po’ d’acqua. Deve essere stato intorno al primo di luglio.
Devi aver avuto almeno 2.000 i ciclisti che sono passati di lì, almeno 50 al giorno. Complimenti per l’iniziativa!

Foto:
Hermistour Expedition
Bikecentennial ’76

Documenti (in inglese):
[1] Pdf Hermistour Expedition, 1972
[2] TransAmerica Bicycle Trail 1
[3] TransAmerica Bicycle Trail 2
[4] Storia della Adventure Cycling Association, scritta da Dan D’Ambrosio nel 1996, per il ventennale del Bikecentennial ’76
[5] Bacheca con le testimonianze dei partecipanti, selezionabili per anno