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I musei di Volterra, dagli Etruschi a Rosso Fiorentino

Non si dica che a noi di Travel Different non piace la cultura! :)

Anzi, una dei punti chiave del nostro #volterradifferent è stata la visita dei musei! Non che sia stato difficile visto che Volterra custodisce dei bellissimi musei che non visitare sarebbe stato un crimine!

Primo su tutti il Museo Guarnacci, uno dei musei etruschi più importanti d’Italia, ma anche il Museo Civico e la Pinacoteca (famosi per la deposizione di Rosso Fiorentino) e l’Ecomuseo dell’Alabastro non possono essere dimenticati. Ma andiamo con ordine…

La storia del Museo Guarnacci è legata alla riscoperta degli Etruschi in Toscana nel XVIII secolo ed ebbe origine dal rinvenimento fortuito di una quarantina di urne funerarie nella necropoli di Portone seguito dalla donazione di alcune collezioni private (tra cui quella del prelato Mario Guarnacci che dà il nome al museo) e libri. I nuovi scavi dell’Ottocento hanno arricchito la collezione fino agli attuali tre piani situati nel palazzo nobiliare Desiderio Tangassi.

A piano terra troviamo l’esposizione di manufatti che vanno dal X – VIII secolo a.C., ossia la prima metà dell’età del Ferro in Italia, fino al V secolo a.C. Qui troviamo principalmente sepolture a ossuario in argilla con coperchio e corredi funebri composti da fibule, monili, armi e utensili. Sempre a questo piano troviamo le più antiche espressioni figurative costituite da bronzetti votivi che riproducono le tipologie fondamentali del guerriero, della donna offerente e animali. Troviamo anche un kyathos (attingitoio) e la bella Stele di Avile Tite (foto) del 560 a.C. raffigurante un guerriero armato.

Stele di Avile Tite

Nella rimanente metà del piano terra e al primo piano è conservata ed esposta la collezione di Guarnacci, composta di circa 600 urne cinerarie di alabastro, tufo e terracotta ordinate in base ai soggetti scolpiti, che spaziano dalle scene mitologiche e di demonologia locale a quelle di vita pubblica e privata. Molte tra quelle più antiche recano motivi geometrici, vegetali, demoni, maschere, simboli e, in epoche successive, si aggiungono motivi antropomorfi con scene finemente intagliate. Tra le iconografie più frequenti figurano quelle del commiato del defunto dai propri cari e del viaggio verso l’aldilà. Tra le altre spicca l’Urna degli sposi, che deve il nome alla coppia di committenti ritratti sul coperchio dell’urna nella consueta posizione del banchetto.

Opera etrusca conservata al Museo Guarnacci di Volterra

L’opera più conosciuta e sicuramente molto suggestiva divenuta il simbolo del museo è la famosa Ombra della sera risalente al III secolo a. C. e il cui nome, si dice, sia stato attribuitole dal vate Gabriele D’Annunzio. Si tratta di un bronzetto filiforme con probabile funzione di ex voto conservato al centro di una sala del primo piano. Il nome deriva dalla similitudine con le ombre che si proiettano sul terreno al tramonto. Nei pressi di questa sala ne troviamo un’altra interamente dedicata a preziosi esemplari di oreficeria tra cui opere rifinite con filigrane finemente lavorate.

L'Ombra della Sera - Museo Guarnacci

Ma, come detto, i musei di Volterra non finiscono qui!

Dopo avere visitato il Museo Guarnacci non potete non perdervi il piccolo, ma altrettanto bello, Museo Civico (con annessa Pinacoteca).

Ospitato nel Palazzo Minucci Solaini questo museo rappresenta una vera chicca per gli appassionati d’arte. Vi sono conservati molti capolavori di artisti toscani dell’Alto medioevo e del primo rinascimento.

Non mancano le opere del più famoso artista locale, Daniele da Volterra, artista conosciuto dai più solo per l’aver messo le “braghe” ai personaggi del Giudizio Universale di Michelangelo ma che qui ci viene mostrato in tutta la sua abilità.

 

La "Deposizione" di Rosso Fiorentino

La "Deposizione" di Rosso Fiorentino

Ma, tra le tante opere, quella che più dà lustro al museo è la Deposizione di Rosso Fiorentino che arriva al termine della visita, quasi a voler mettere una ciliegina sulla torta. L’opera ha dei colori vivissimi che rapiscono anche gli occhi del visitatore meno esperto; si capisce subito che si assiste a qualcosa di fenomenale…ricordo che noi di Travel Different, quando ci siamo trovati di fronte alla pala d’altare, abbiamo passato una decina di minuti ad osservarla, a condividere impressioni, a stupirci degli sguardi di personaggi che depongono il Cristo dalla croce. Insomma, ci è piaciuta :D

E non siamo certo gli unici! Colpì anche Gabriele D’Annunzio che ne parlò ammirato nel suo Forse che si, forse che no.

Dopo la visita alla Pinacoteca, è dovere di ogni buon visitatore fare un salto all’adiacente Ecomuseo dell’Alabastro.

Infatti la lavorazione di questa particolare pietra semitrasparente è tipica di Volterra tanto da meritarsi un museo a sé (tra l’altro qui potete scaricare una guida gratuita del museo, per poterlo visitare nel migliore dei modi).

Purtroppo noi di Travel Different non abbiamo potuto visitarlo per motivi di tempo, ma è un ottimo motivo per tornare a Volterra! :)