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Il fascino del viaggio va oltre i confini del tempo

Il viaggio è nella testa.

(Jean Baudrillard)

Internet è talmente entrato a far parte della vita di tutti i giorni che molti di noi, soprattutto i più giovani, non riescono ad immaginarsi un mondo in cui non ci siano pc, tablet, notebook o smartphone. Eppure come ci ha detto Danilo nel suo post di qualche giorno fa, non occorre andare troppo indietro nel tempo per trovare una società in cui gli scolari fanno i compiti senza consultare Wikipedia, le segretarie archiviano tutto in schedari voluminosi (questo per la verità succede ancora!) ed i personal computer nelle case della gente sono una rarità.

L’era pre-internettiana aveva comunque un suo fascino. A maggior ragione se si parla di come venivano organizzati, vissuti e raccontati i viaggi.

foto di ilsognodigelsomina

Il viaggio è per sua stessa natura immutevole. Gran parte si svolge nella nostra mente. Prima della partenza immaginando i posti dove andremo, le cose che faremo. Al ritorno riportando alla memoria le sensazioni che abbiamo provato, i momenti di felicità, i brividi che sono comparsi all’improvviso di fronte ad una bellezza inaspettata.

Quel che è cambiato è la fase di preparazione. Senza stare a scomodare i grandi viaggiatori dei secoli passati, 15 anni fa, quando ancora non si prenotavano voli su internet e ci si affidava esclusivamente alle agenzie, le informazioni su una destinazione si attingevano dai libri e dalla televisione. In molte case c’erano le enciclopedie, gli atlanti o i semplici libri scolastici. Poi c’erano i romanzi e le guide turistiche che stimolavano la curiosità e spingevano a scegliere una meta piuttosto che un’altra.

Dall’agenzia si tornava con un malloppo di depliant illustrati e la fantasia cominciava a galoppare… una spiaggia vista in foto diventava una distesa di sabbia bianca, un luogo paradisiaco pieno di palme di noci di cocco e privo di alghe, meduse o ricci.

Una realtà filtrata dalle pagine di una rivista o dai servizi visti in TV? Può darsi. Non si prendevano probabilmente le fregature citate da Nicola nel suo post ma di sicuro la sorpresa di scoprire un posto con i propri occhi dopo averlo solo immaginato era molto maggiore.

Oggigiorno prima di arrivare a destinazione si conosce già tutto. Vita, morte e miracoli di ogni singolo cittadino (ok, non esageriamo adesso)! Di una città grazie a internet sappiamo quali sono i ristoranti più vicini al nostro hotel e ci stampiamo la strada da seguire per raggiungerli. Possiamo consultare in tempo reale quali sono le condizioni atmosferiche e percorrere virtualmente la strada dalla stazione alla meta X con Google Maps.

Internet consente di fare (quasi) tutto, anche pianificare un viaggio tappa per tappa con soste ai musei, ai pub, in un giardino pubblico o in un negozio di giocattoli.

foto di eraritjaritjaka

Grazie a internet si cercano di ridurre al minimo le sorprese. Pensando che quello che è inaspettato sia esclusivamente negativo. In rete leggiamo i feedback di coloro che hanno alloggiato in un albergo e lo scartiamo se un commento non ci è piaciuto… Ci fidiamo dei blogger, nostri compagni giornalieri di (s)ventura, e ci affidiamo a loro per la scelta di itinerari, vestiti da portarsi dietro, persino per quanto riguarda l’angolazione migliore dove scattare una foto!

Nel complesso tutto ciò rappresenta un bel segno “+” rispetto all’epoca antecedente l’avvento del web. Ma c’è un elemento che a mio modo di vedere bisogna cercare di mantenere vivo. L’imprevedibilità. L’ingrediente imprescindibile che identifica un viaggio e lo cambia trasformandolo nel tuo viaggio. Quell’elemento non programmabile che ti fa scombinare i piani… ti fa uscire dai binari, ti afferra la mano e ti porta nel vicolo da cui proviene un buon odorino o ti fa distendere su un prato, chiudere gli occhi ed immaginare di essere nel posto più bello del mondo. Poi apri gli occhi e quel posto è lì davanti a te.