• Pin It

In auto alla scoperta della Bosnia-Erzegovina (parte II)

Dopo aver incontrato i veggenti a Medjugorje, esserci rinfrescati nelle acque delle cascate e cascatelle di Kravice e aver visitato la piccola gemma della Bosnia-Erzegovina, Mostar (leggi la parte I) il viaggio nell’ex stato jugoslavo prosegue verso la capitale.

Sarajevo

Prima di giungere alla meta del nostro tour balcanico però facciamo una piccola deviazione a Blagaj, appena 15 km da Mostar. Questo piccolo paese ospita uno dei più importanti monumenti nazionali del Paese, il monastero islamico Tekija na Buni, un piccolo gioiello dell’architettura dervish del 1520.

Il bianco edificio, completamente ristrutturato e arredato con i mobili ed i tappeti originali, era abitato dai Sufi (una versione musulmana dei frati asceti cristiani o dei mendicanti della tradizione indu o buddista) ed è visitabile nella sua splendida cornice naturale, proprio a ridosso di un’enorme parete rocciosa in cui si apre una grotta accessibile tramite un giro turistico in barca sul fiume Buna.

Ora non resta che visitare Sarajevo. Tornati sulla E73 ci separano dalla città ancora 140 km, ma la strada, a differenza di quello che si potrebbe pensare, è scorrevole e ben asfaltata e in un paio di ore giungiamo a destinazione.

Sarajevo Baglaj

Sarajevo, come si legge sui libri “crocevia di Oriente e Occidente“, colpisce per la presenza di culture e religioni differenti. Nonostante la cruenta guerra intestina che imperversò per oltre tre anni fino al 1995 causando 12.000 morti e più di 50.000 feriti, la città rimane un simbolo della multi-etnicità. In quali altri luoghi al mondo è possibile ammirare una chiesa cattolica accanto ad una moschea e, a poca distanza, una sinagoga ed una chiesa ortodossa? Accade nella Bascarsilja, il quartiere più antico, turco, in cui si trova la moschea più importante, risalente al 1531 - uno dei primi edifici ristrutturati dopo la fine dell’assedio – una bellissima chiesa ortodossa con interni in legno e decorazioni in oro zecchino e poco oltre la chiesa cattolica dove mise piede papa Giovanni Paolo II durante la sua visita del 1997.

Pochi passi e ci troviamo nella via più elegante, la Ferhadija, una strada pedonale in ciottoli piena di negozi, bar e locali. Se volete prendervi una sosta per gustare il caffè bosniaco (servito in raffinatissime tazze) o i tipici ćevapčići, delle piccole salsicce servite da sole o all’interno di pane arabo, questo è il posto ideale! In alternativa andate nella piazza Sebilj in cui campeggia la fontana in legno, simbolo della città. Passeggiando potrete vedere artigiani all’opera nelle loro botteghe o alcuni gruppetti impegnati nel gioco degli scacchi, in mezzo alla strada.

Dei segni delle pallottole e delle granate che devastano ancora le mura dei palazzi di Mostar qui non vi è traccia se non in alcuni edifici della periferia. Ma si tratta di un’operazione di make-up che ha riguardato la facciata… molti dei più importanti palazzi e monumenti di Sarajevo sono ancora semidistrutti o in attesa di restauro. Come la bibilioteca in stile ispano-moresco che presenta ancora delle palizzate in legno su gran parte delle mura esterne e reca un’insegna che ricorda l’incendio appiccato nella notte tra il 25 e 26 agosto del 1992 che provocò la distruzione di ben 2 milioni di libri.

Seguendo il fiume Miljacka si arriva allo storico ponte Latino, dove venne assassinato l’arciduca Francesco Ferdinando nel 1914 (l’episodio che dette origine alla 1^ guerra mondiale) e ad uno dei monumenti più amati dagli abitanti di Sarajevo, il Ponte di Vrbanja chiamato il Ponte di Romeo e Giulietta in ricordo della storia d’amore (reale) tra un serbo bosniaco e una serba musulmana che vennero uccisi mentre cercavano di fuggire durante l’assedio.

Per finire, andate a vedere il Museo del tunnel. Assolutamente da non perdere! Si trova appena fuori Sarajevo, sotto il giardino di una casa che è ancora abitata dagli stessi proprietari che lo realizzarono in 4 mesi. Un cunicolo alto 1,5 m e lungo 900 m che veniva utilizzato per collegare clandestinamente l’aeroporto e la città per rifornirla di cibo e medicine e trasportare i feriti (prezzo d’ingresso 12 €).