• Pin It

In auto alla scoperta della Bosnia-Erzegovina

Stari Most

La Bosnia-Erzegovina è una piccola terra che offre ai viaggiatori tante opportunità ma che rimane ancora fuori dai circuiti turistici. Se si eccettuano un paio di destinazioni: Mostar e… Medjugorje. Il giovane stato che si estende dalla costa adriatica (solo pochi km intorno alla città di Neum) fino ai Balcani Occidentali soffre ancora i postumi della guerra: dall’aprile del 1992 al dicembre del 1996 quando venne finalmente posto fine all’assedio di Sarajevo, la guerra civile nata dalla disgregazione dello stato jugoslavo infuriò con violenza tra le diverse etnie, serba, musulmana, croata e bosniaca.

Sui muri e per le strade delle città rimangono ancora i segni della lotta, specialmente alla periferia di Mostar e Sarajevo. Su molte case i fori dei proiettili hanno traformato le pareti in una specie di groviera e sul fondo stradale di vie e piazze si vedono ancora le tracce lasciate dalle granate, che durante il conflitto la popolazione trasformò in quello che divenne un simbolo, “le rose di Sarajevo“, una resina di color rosa che andava a coprire i solchi la cui forma richiamava quella del fiore.

Questa doverosa premessa per sottolineare come il viaggio tra i Balcani non sia un semplice tour di un Paese. E’ un’incursione in un’altra dimensione, quella post-bellica, che a noi sembra lontana anni luce ma in realtà è dietro l’angolo e si può raggiungere in poche ore di auto.
Via terra o via mare (consigliati in quest’ultimo caso i traghetti che arrivano a Spalato o Dubrovnik) la prima tappa interessante all’ingresso in Erzegovina è necessariamente Medjugorje.  Anche se non siete particolarmente credenti (o non lo siete affatto) può essere interessante partecipare agli incontri di uno dei veggenti, scalare il Podbro, la “collina delle apparizioni”, dove si manifestò per la prima volta ai 6 ragazzi la Gospa (la Madonna nella lingua locale) il 25 aprile del 1981 o semplicemente osservare cosa spinga milioni di pellegrini ogni anno a recarsi in questa terra brulla, ricca all’apparenza solo di pietre e sassi…

Kravica cascate

A pochi km dalla meta di milioni di pellegrini si trova una delle bellezze naturali più incredibili e sconosciute dell’Europa dell’est: le cascate di Kravice (o Kravica). Raggiungerle non è difficilissimo (da Medjugorje sono circa 15 km) ma occorre far attenzione ai piccoli cartelli che la segnalano come se fosse una casa di campagna.
A parte qualche gruppetto di italiani indirizzati dalle agenzie di Medjugorje, nei prati intorno alle cascate non c’è presenza di turisti. Ci sono solamente gli abitanti del luogo che si concedono un po’ di fresco all’ombra degli alberi o si tuffano nelle acque del laghetto formato dalla cascate e cascatelle. Un piccolo chiosco, un parcheggio ed un centro accoglienza in costruzione sono gli unici flebili segni di volontà di “sfruttare” un po’ questa grande risorsa… per il momento le grandi cascate alte quasi 30 metri rimangono una meraviglia allo stato selvaggio.

Qualche decina di km e si raggiunge Mostar. Famosa per lo Stari Most, il ponte distrutto durante la guerra dei Balcani e ricostruito qualche anno fa, è probabilmente, dopo Medjugorje, la destinazione più frequentata della Bosnia-Erzegovina. Impeccabile il nuovo centro storico tutto lastricato e rimesso a nuovo, impagabile il panorama che si gode dall’alto del minareto della moschea.

Basta però allontanarsi un pò per precipitare nuovamente nell’agghiacciante passato: le mura martoriate prendono il posto degli intonaci impeccabili, e il cimitero, uno dei tanti presenti intorno alla città, esercita un richiamo maggiore dei suoni che d’estate riecheggiano nei locali all’aperto.

1993, 1994, 1995. Sono queste le date di morte presenti sul 99% delle tombe. Un’intera generazione che se n’è andata.

Ci rimettiamo in viaggio per andare a scoprire…

lo saprete nella 2^ parte del racconto!