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Lisbona in tasca

Indossate scarpe e vestiti comodi: parte il giro eno-gastronomico di Lisbona!

Il motivo dei vestiti comodi è facile da intuire: a Lisbona la cucina è veramente gustosa e i piatti tipici a base di ingredienti genuini non mancano. Prendere un paio di chili sarebbe il minimo se non fosse che Lisbona, così come Roma, è adagiata su sette colli e la maniera più indicata per girarla è camminare: ecco spiegata la ragione delle scarpe comode.

Anche se il post comincia parlando di indumenti vi avverto subito che la tasca del titolo non è fatta di stoffa: in portoghese tasca significa piccola trattoria ed è sinonimo di cucina portoghese verace. In una tasca, generalmente un buco con una dozzina di sedie traballanti e un proprietario arcigno tuttofare, non mancheranno mai le decorazioni retrò, il fado in sottofondo e le abbondanti entradas (gli antipasti). Occhio però: gli antipasti che vi porteranno sul tavolo senza che li abbiate chiesti non sono gratis, ve li ritroverete nel conto!

Una famosa tasca a Lisbona – foto di ZIZZIPOZZI project

Sapori e profumi sono simili alla cucina italiana, con cui la cucina portoghese spartisce i gusti mediterranei e gli ingredienti freschi e di qualità. Il cavallo di battaglia è sicuramente il bacalhau, cucinato – si dice – in 365 modi diversi. Nel periodo delle feste di Lisbona che si tengono a giugno in onore dei santi la pietanza per eccellenza è, invece, la sardina arrostita (sardinha assada) cucinate in mezzo alla strada su delle griglie di fortuna e vendute ai passanti a prezzi stracciati.

Quello che stupisce sono i prezzi contenuti di una cena in queste tascas: con circa 15€ si mangia dall’antipasto al dolce, il tutto accompagnato da un buon vino portoghese: vi consiglio il vinho verde, leggero ma dal gusto deciso. Per il fine pasto potete concedervi un intramontabile della cultura portoghese, il vinho do Porto, oppure per cambiare una amêndoa amarga, un liquore al gusto di mandorla che acquista un che di amaro grazie all’aggiunta di un po’ di succo di limone. Molto buono anche il Madeira, originario dell’omonima isola portoghese al largo dell’Oceano Atlantico.

Se pensate di trovare questa veracità nella Baixa di Lisbona, il quartiere con le strade lastricate di sampietrini bianchi e neri e disseminata di “ristoranti tipici”, vi sbagliate: questi posti fanno parte del circuito turistico e c’è la possibilità di rimanere delusi sia dalla qualità del cibo sia dal conto.

L’itinerario alternativo che vi propongo è quello che, almeno una volta a settimana, ho fatto per sei mesi di fila quando vivevo a Lisbona. La strada che con i miei amici abbiamo battuto ogni fine settimana ci porta in due dei quartieri più antichi della capitale lusitana: São Vicente e Alfama.

Il percorso (rigorosamente a piedi o – ve lo concedo – col famoso tram giallo numero 28) vale da solo la scarpinata: stabilendo come punto di partenza la centralissima Praça do Comercio – la piazza più grande d’Europa ai margini del fiume Tejo – dovete salire in Rua de Santo António da Sé, alla sommità della quale troverete la Cattedrale con l’imponente rosone e le due torri campanarie merlate. Proseguendo la salita vi ritroverete in Rua do Limoeiro: alla vostra destra il miradouro (belvedere) de Santa Luzia, alla sinistra il Castelo de São Jorge e davanti a voi la vista mozzafiato di Largo das Portas do Sol.

Portas do Sol

Se seguite i binari del tram eccovi finalmente nel quartiere di São Vicente: siamo arrivati alla prima delle tre tappe che vi voglio consigliare: nella tasca di Ti Natercia. Non aspettatevi insegne, il posto ospita una dozzina di coperti, non c’è posto per i fronzoli. La specialità della casa, oltre al baccalà, è la proprietaria: cuoca, cameriera e tuttofare saprà deliziarvi coi suoi manicaretti e la sua ospitalità. Proverei il bacalhau a bràs accompagnato da un rosso alentejano.

Siamo pronti per la seconda tappa ma occhio ad uscire da Ti Natercia: il tram passa a un centimetro dal vostro naso! Questa fermata è solo per i più tenaci, astenersi schizzinosi e amanti delle buone maniere: dentro A Tipica si urla, si tifa e si litiga! Questo è un passaggio obbligato se ci si vuole mescolare ai portoghesi veri, quelli che, bicchiere di Licor Beirão alla mano, sostengono lo Sporting o il Benfica. Il posto rimane tra São Vicente e Alfama e lo riconoscerete per i frequentatori over 60 e le sciarpe delle squadre appese ai muri.

Non ho dubbi sull’ultima tappa della serata portoghese: dovete fare un salto al Tejo Bar dopo mezzanotte. Mentre Lisbona si appresta ad andare a dormire, questo bar imboscato all’inizio dell’Alfama oltre a dissetarvi vi farà cantare ed immergere in un mondo sospeso ai confini del tempo. Arredato da tavoli minuscoli con scacchiere disegnate, sgabelli e quadri in vendita di artisti sempre nuovi, il Tejo Bar vi farà sentire a casa perché qui potete chiacchierare, ascoltare la chitarrina portoghese e cantare il fado conoscendo le storie delle persone provenienti da tutto il mondo.

Amalia Rodriguez, la fadista più famosa – foto di como_un_pez_en_el_agua