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La Alhambra a Granada

Se siete stati universitari avrete ben presente quel periodo compreso tra marzo e aprile, quando riprendono le lezioni con l’estrema lentezza dei ritmi primaverili, quando i primi soli tra una lezione e l’altra (a volte anche durante la lezione!) è più facile che ti spingano a sederti in piazza piuttosto che a rinchiuderti in biblioteca. Durante l’ennesimo giro di cucchiaino per far sciogliere lo zucchero nel quarto caffé della giornata l’illuminazione: cosa impediva ad un gruppo affiatato di amici di fare un break e partire alla volta dell’Andalusia?

Fu così che partimmo per una settimana all’insegna della cultura, del ripasso dello spagnolo, della scoperta di posti nuovi e di tanti, animati botellón! Di base stavamo a Malaga, ma convinsi tutti che anche Siviglia e Granada meritavano una visita dato che ci eravamo spinti fino a là. Non mi sono assolutamente pentita di aver indossato i panni della signorina Rottermeier per tirare giù tutti dal letto all’alba per prendere il pullman, di aver fatto le corse sulle strade sgangherate andaluse, di aver sforato col budget a disposizione di aspiranti intellettuali con due soldi racimolati a suon di babysitteraggio. Granada è veramente bellissima e la Alhambra - meta principale di questo giro – mi è rimasta nel cuore.

Alhambra - Granada

Alhambra - Granada

La Alhambra, che in arabo significa “la rossa“, deve il suo nome all’imponente castello dai toni rossastri che troneggia tra le sue mura celando la delicata bellezza del suo interno. Concepita come una zona militare, l’Alhambra divenne la residenza reale e della corte di Granada a partire dalla metà del XIII secolo. Durante i secoli XIII, XIV e XV la fortezza divenne una cittadella con alte mura e torri con due aree principali: una è la zona militare o Alcazaba, cioè la caserma della guardia reale, l’altra è la medina con il palazzo reale e le antiche abitazioni di ricchi e plebei. Il complesso monumentale ha anche un palazzo indipendente di fronte alla Alhambra circondato da frutteti e giardini conosciuto come  Generalife.

Lo stile dell’Alhambra è considerato il punto supremo raggiunto dall’arte andalusa tanto che il 2 novembre 1984 il Comitato del Patrimonio mondiale dell’UNESCO ha dichiarato l’Alhambra e il Generalife di Granada Patrimonio Culturale dell’Umanità. La bellezza dell’Alhambra è tale da essere stata nominata tra i candidati finalisti delle sette meraviglie del mondo moderno. Perdetevi all’interno delle mura tra la Alcabaza e i Palacios nazaríes, entrate nel Mexuar e nel Palacio de los Leones e non fatevi scappare i Bagni, che sono il gioiello della casa araba. Un passaggio obbligato è la visita al palazzo rinascimentale di Carlo V. E mi raccomando: foto, foto, foto!

Alcune informazioni pratiche sulla Alhambra:

La Alhambra è presa d’assalto non più dai conquistadores ma dai turisti: comprare il biglietto ai cancelli d’entrata al prezzo di 13€ è sconsigliato, molto meglio comprarlo in anticipo a prezzo leggermente superiore (14,30€) con tre metodi di pagamento:

1) su Internet al Serviticket “La Caixa

2) col servizio telefonico “LaCaixa”: dalla Spagna 902888001 dall’estero 0034 934923750

3) agli sportelli “Servicaixa”

I biglietti si possono comprare fino a tre mesi prima della visita, 24/24 h ma senza possibilità di cambiare la data della visita. I prezzi indicati non includono visite guidate al complesso monumentale, queste si pagano a parte. Alcune categorie godono di sconti sul biglietto d’ingresso. Pensate che esiste anche una visita in notturna della Alhambra!

Case del quartiere più antico di Granada - Foto di Riccardo Santeramo

Granada non è solo l’Alhambra: dopo la visita che comprende una vista mozzafiato sulla città ci vuole un giro in centro. Ma i posti cambiano in fretta, si sa. Allora per sapere se la città ha subìto dei cambiamenti significativi ho scritto a Riccardo, un amico che in questo esatto momento è in Erasmus nella città andalusa. Vi lascio col suo racconto con alcuni consigli per godere appieno degli scorci più sconosciuti di Granada.

“Granada è la città insieme più vivibile, caotica, multietnica, multicolore, multiodore, multiculturale e multifancazzista che io abbia mai potuto vedere o addirittura pensare. Perché in effetti travalica quasi le mie aspettative, solitamente alte e mai facili a soddisfarsi. L’intero agglomerato urbano potrebbe assomigliare ad una sorta di piccola oasi, costruita al centro di una natura piuttosto arida e spettacolare, con le sue campagne desolate e la Sierra Nevada sublime che troneggia.
Il centro vero e proprio è esteticamente molto piacevole, dotato di ogni comodità e spesso capace di sorprendere con eventi festosi e musicali inattesi. Il clima è tipicamente spagnolo, ma con un pizzico di vitalità in più.
Già nei dintorni della cattedrale si può avere sentore del miscuglio di elementi spagnoli e arabi, tra residui della cultura sultanica e di quella dei reconquistadores catolicos, tra il solido potere occidentale e lo splendore del sogno d’Arabia, tra i bar di tapas (omogeneo tappeto di calorie a buon mercato) e le teterias (dove si può bere un buon thè e fumare).
La cosa alla quale è certo impossibile non fare caso è il continuo stato di chiasso di questa città. Ma non si tratta del frastuono delle macchine bensì della musica che ogni cittadino modello è obbligato ad ascoltare a ritmo sostenuto, e quando non ha lo stereo conviene che si procuri uno strumento e suoni egli stesso qualcosa: ogni passo fatto per la strada è un passo di danza, perché è impossibile non sentirsi festosi quando le case ondeggiano al ritmo di musiche flamenche, latine o marocchine. E in questo gran calderone di perdizione la gente pare eccezionalmente felice. Ammetto che il caos è tale che io stesso mi devo abituare.
Vi devo anche parlare di un quartiere che vale tutta Granada: l’Albayzin, il quartiere arabo, dove la magia di questa città viene elevata all’ennesima potenza. Visto dalle vertiginose altezze di Google maps non sembra che uno sputo di case bianche su un colle brullo. Ebbene non avete idea di quante vitali piazzette e scorci preziosi si nascondano in essa dietro il labirinto di strade e muri bianchi. Improvvisamente si torna alle origini della vita, le vere origini della nostra specie, ovvero al momento in cui l’uomo ha scoperto che le gambe servono per ballare, le mani per suonare, il ventre per godere e gli occhi per ammiccare.”

Chitarrista andalusa - Foto di Riccardo Santeramo