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Petra, la città rosa

Ci sono posti al mondo che suscitano emozioni anche al solo nominarli. Uno di questi è Petra, la città rosa dei nabatei, inserita non solo tra i Patrimoni dell’Umanità Unesco, ma riconosciuta anche come una delle Sette Meraviglie del Mondo Moderno.

Storia curiosa quella di Petra, da città potente, al centro di importanti vie commerciali a città perduta, dimenticata. La sua esistenza, per secoli, fu conosciuta da pochi, per qualcuno legata solo a voci che parlavano di un’antica città stretta fra montagne impenetrabili. A raccoglierle fu l’esploratore svizzero, Johann Ludwig Burckardt che grazie ad un travestimento e ad una piccola bugia riuscì a convincere due abitanti del luogo a condurlo a Petra.
Scoprire una città perduta è sicuramente un’esperienza memorabile, ma giungervi lungo il siq, la stretta gola che percorre anche oggi il moderno visitatore, e trovarsi improvvisamente di fronte al Khazneh, il Tesoro, deve essere stato da brivido.
Anche io, la prima volta che sono andata a Petra sono rimasta senza fiato, quando, dopo l’ultima strettoia di roccia, mi sono trovata improvvisamente davanti alla facciata del Tesoro.

Nel 1822 furono pubblicati i diari di Burckhardt. Da allora Petra è diventata meta di viaggiatori da tutto il pianeta e pian piano i beduini che tra questi anfratti avevano la propria dimora furono costretti a trasferirsi altrove. Petra non apparteneva più a loro, ma al mondo.

A Petra sono stata due volte, la prima in agosto, la seconda in dicembre. L’estate fa troppo caldo, molto meglio l’inverno, il periodo migliore comunque per una visita va da ottobre a maggio.
Petra è molto grande e la sua esplorazione richiede almeno due giorni. Con uno solo ammirerete esclusivamente la città bassa, quella più battuta dai turisti. Bella anche questa, ma per apprezzare pienamente il sito bisogna faticare un po’ e salire fino alle “Tombe Reali”, all’altura del “Sacrificio”, al cosiddetto “Monastero” o, perché no, fino alla parte superiore del “Tesoro”. Un itinerario che alterna salite e discese, ma che vi garantisce un panorama unico e indimenticabile.

Ed ora qualche informazione pratica.
A Petra conviene arrivare prima possibile, perché in questo modo, oltre ad avere più tempo a disposizione, eviterete le file alla biglietteria. A proposito di biglietti, ne esistono di diversi prezzi e tipologie. Da uno, due o tre giorni, rispettivamente 50, 55 e 60 euro (circa), attenzione però, il biglietto può essere pagato solo in valuta locale. Se ne siete sprovvisti sarete costretti a cambiare nell’unico sportello bancario presente, con una perdita di tempo e di denaro (non sempre troverete un cambio favorevole). Gli studenti pagano il 50%, ma solo se in possesso della tessera studentesca internazionale.
Al centro visite è possibile prendere una guida. Per quanto mi riguarda è stata un’esperienza deludente, le informazioni che ci ha dato sono state addirittura inferiori a quelle che potevamo leggerci da soli sulla Lonley Planet! Senza contare che il giro doveva essere di due ore, ma ha conteggiato anche il percorso di andata fino al sito e di ritorno (che ha fatto da solo). Se sceglievo il giro da un’ora che faceva, mi portava solo fino all’ingresso?

Pernottare vicino al sito è ottimo, ma non necessario: tutti gli hotel hanno un servizio navetta per gli ospiti. Infine se volete vivere l’esperienza di una Petra by night, potete approfittare delle visite notturne del lunedì e giovedì: si percorre il siq illuminato da candele fino ad arrivare davanti al Tesoro per un concerto di musica tradizionale.