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Venaria Reale, passeggiare in una Reggia

La Reggia di Venaria Reale, in provincia di Torino, sorge a poche manciate di kilometri dalla casa dove sono cresciuta, a una distanza che può essere coperta camminando una decina di minuti. I ricordi dell’infanzia sfiorano quindi il grande palazzo, oggi fiore all’occhiello delle residenze sabaude, con la caserma dei fanti che aveva invaso lo spazio dell’odierna Citroniera e dell’Allea Reale; oppure il corso di danza classica nelle sale ricavate tra le migliaia di metri quadrati delle Scuderie; o ancora l’ampio giardino del Parco Basso dove il circolo sportivo comunale aveva preso il posto della Piazza d’Armi napoleonica e che ora mostra ai visitatori la rigogliosità del Potager Royal, subito oltre i resti della fontana d’Ercole.

Destinate a uso militare per oltre un secolo e poi lasciate per decenni all’abbandono, le regali stanze della dimora di caccia dei Savoia, e i terreni circostanti, restarono affidate a loro stesse. Nate dal desiderio del duca Carlo Emanuele II di soddisfare le esigenze venatorie proprie e della corte, il complesso fu costruito lungo il ‘600 e il ‘700 su progetto di Amedeo di Castellamonte prima e di Filippo Juvarra poi, raggiungendo una superficie calpestabile di circa 80mila metri quadrati tra palazzo, giardini e borgo, rivelando un progetto tanto ambizioso quanto maestoso.

I suoi spazi mutilati dalla storia, gli arredi irrimediabilmente perduti, i tendaggi usati per cucire abiti invernali dopo la seconda guerra mondiale, le terrazze e le architetture dei giardini reperibili solo sui disegni hanno rappresentato purtroppo la normalità per chi vi ha vissuto accanto.  Durante uno spettacolo dei primi anni ’90 tenuto nell’odierno spazio della più grande fontana musicale d’Europa, con sedie in plastica colorata poste su un fondo ghiaioso e sconnesso, Beppe Grillo fece notare con la sua veemenza quanto fosse splendido quel patrimonio decadente. E a quell’epoca risale infatti l’opera di un gruppo di volontari per riportare grazia alla Reggia, divenuta Patrimonio dell’Unesco nel 1997.

Le prime visite al pubblico avvenivano in un cantiere febbrile di sforzi per recuperare centimetri di pavimento e stucchi, per ripristinare le dimensioni originarie delle stanze. Attività e fondi comunitari hanno permesso di far tornare ai vecchi fasti una struttura capace di impressionare il visitatore convinto di trovarsi davanti a una modesta dimora anziché a un palazzo che sui muri esterni affianca il paramano mattonato del ‘600 e il rivestimento in crema del ‘700. Il restauro complessivo consente finalmente di godere appieno di tutti i luoghi, in un percorso che guida nella storia delle dinastie monarchiche d’Europa e dei Savoia in particolare, che ricostruisce la vita e i personaggi di corte grazie agli ologrammi di Peter Greenaway, che s’irrora della luce morbida dentro il piccolo scrigno della Chiesa di Sant’Uberto, che passeggia vezzoso sulla scacchiera dell’ariosa Sala Diana o che assiste a spettacoli di fuochi e luci nella Vasca della Peschiera.

Ancora adesso camminare tra le strette stradine della vecchia Venaria, uscendo all’altezza della barocca Piazza dell’Annunziata, per poi imboccare Via Andrea Mensa e percorrere quel corridoio di case che conduce sino alla Torre dell’Orologio, provoca un moto di orgoglio. La vista della Reggia incorniciata dalle Alpi nelle giornate limpide è uno spettacolo impagabile per le radici che essa affonda nella storia della mia gente e del mio passato.