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Il Parco regionale delle Alpi Apuane… a piedi!

Wind in my hair, I feel part of everywhere
Underneath my being is a road that disappeared
Late at night I hear the trees, they’re singing with the dead
Overhead…

Leave it to me as I find a way to be
Consider me a satellite, forever orbiting
I knew all the rules, but the rules did not know me
Guaranteed

Eddie Vedder – Guaranteed (Into the wild soundtrack)

Non ho la pretesa di paragonare la mia esperienza a quella di Alexander Supertramp di Into the Wild ma, nell’ipotesi di traslare l’Alaska di qualche meridiano fino a raggiungere la Toscana, nel mio piccolo posso parlarvi di Terre Estreme vissute in prima persona. Vi racconterò, infatti, di quell’estate in cui, in una settimana rovente di luglio, ho percorso le Alpi Apuane a piedi. No, nessuna forma di masochismo estremo o di punizione autoinflitta: si trattava di una route scout, ossia, per i non addetti ai lavori, una vacanza di strada zaino in spalla, tenda e camminate infinite immersi nella natura.

Segnali

Correva l’anno 2000, eravamo una decina di adolescenti di belle speranze ed erano i tempi in cui riuscivamo a vivere per una settimana senza cellulare. Facebook non si era ancora affacciato nell’anticamera del cervello del suo creatore – anch’esso adolescente – e i cinguettii erano solo quelli della fauna locale, altro che Twitter. Non dovendo pensare a notifiche, aggiornamenti e social media, tutto quello che dovevamo fare era camminare, scoprire le Alpi Apuane, godere della natura circostante. E conoscerci. Avevamo una settimana e un centinaio di chilometri a piedi per farlo.

Il percorso che abbiamo intrapreso seguiva questa rotta se la memoria non mi ignanna: Lucese – Campo all’Orzo – Prana – Matanna – Mosceta – Pania della Croce – Forato – Cardoso – casa. La difficoltà dei sentieri varia: si va da mulattiere che digradano dolcemente a sentieri appena tracciati con dislivelli da perdere il fiato fino alle ferrate, consigliate a utenti più esperti (o più incoscienti oserei dire!).

La partenza era al passo di Lucese (558mt s.l.m.), facilmente raggiungibile in auto. La salita ha inizio dietro la trattoria di Lucese (consigliata!) lungo il sentiero n° 101 che sale fino al costone erboso che scende dal monte Prana. Ci siamo fermati a campeggiare a Campo all’Orzo fino al mattino seguente, quando abbiamo preso il sentiero n° 104 che porta sulla vetta del Monte Prana (1221 mt s.l.m.) da dove si ammira lo splendido paesaggio sul Mar Tirreno, sulla Versilia, sul lago di Massaciuccoli, sulla piana di Lucca e sulle Alpi Apuane! Veramente meraviglioso! L’escursione sul Monte Pania ve la consiglio anche per un giorno: si sale in vetta, si ammira il paesaggio, si scende per un totale di circa 5 ore.

Il giorno seguente siamo arrivati nella spianata sotto il Monte Matanna, un posto consigliato anche alle famiglie con bimbi piccoli perché ci sono ampi spazi per giocare, un ristorante nel rifugio e tanti animali. Già, gli animali… gli stessi che hanno funestato i nostri sonni in tenda! Avete idea di cosa significhi una mucca che si accomoda sulla tua tenda da 3 posti?! Salire sulla vetta del Matanna richiede meno di un’ora dal rifugio, ne vale la pena perché la vista toglie il fiato (così come la salita!): nei giorni senza foschia si vede dalle coste livornesi a quelle spezzine e, dalla parte opposta, i monti pisani, lucchesi, le Alpi. Bello no?

Le Alpi Apuane viste dal Monte Matanna

Dopo la vetta del Matanna è stata la volta di altri due percorsi per niente semplici: conquistare la vetta del Monte Pania della Croce e la sommità del Monte Forato. La Pania della Croce (m. 1859) è la regina delle Apuane, può essere raggiunta da più punti, noi avevamo come base il rifugio Del Freo, a Mosceta. Per salire in cima alla Pania della Croce si passa per punti dai nomi tranquillizzanti come il “Picco delle Saette”… da qui si può intraprendere il sentiero Del CAI numero 126 e giungere al Rifugio Rossi, oppure salire a quota 1859 in vetta alla Pania alla Croce, dove spicca una grande croce: tempo di percorrenza dal Rifugio “Del Freo” 3,15 ore. Ammetto di aver faticato non poco per raggiungere la vetta, tanto è vero che ero il capro espiatorio del gruppo “dai, aspettiamo Serena!” e tutti a approfittare di un paio di minuti di pausa! Da lì in cima, però, il panorama è veramente stupendo: dalla Versilia fino a tutta la catena appenninica e a tutte le vette delle Apuane, tempo permettendo si vedono le Alpi Liguri. Sulla Pania abbiamo passato la notte dormendo all’addiaccio, tutti appiccicati uno all’altro sotto un telo cerato per ripararci dall’umidità. Questa per me è una delle esperienze più belle finora vissute: aprire gli occhi e vedere l’ombra di questo gigante che copre i sogni dei versiliesi, un’ombra che si ritira gradualmente mentre le città si svegliano.

L’altra conquista è stata salire in cima al Monte Forato. Non ricordo quasi niente della salita, probabilmente la mia mente era obnubilata dalla faticaccia del Monte Pania, forse ho rimosso lo zaino pesante, i piedi spaccati dalle bolle, la faccia strinata dal sole per lasciare spazio alle esperienze più adrenaliniche come la ferrata stretta e a strapiombo sul niente che abbiamo attraversato per raggiungere la vetta. Non so, ma ricordo perfettamente di aver pranzato coi piedi penzoloni sul buco del Forato, cantando di gioia e osservando il paesaggio che si apriva ai nostri sguardi.

Per me le Terre Estreme hanno il volto scorbutico degli uomini di montagna poco avvezzi a questioni che esulano dalle leggi di natura, hanno il canto dell’erba alta e secca dei sentieri in luglio calpestata con fatica, hanno il suono dei rivoli d’acqua da bere con la faccia infilata tra le rocce, hanno il sapore dell’aria pulita e il mio sorriso illuminato solo dalla volta celeste nelle notti d’estate.

Il Monte Forato visto dalla strada che porta a Pruno

Informazioni tecniche:

Il Parco delle Alpi Apuane ha una superficie di 20.598 Km a cavallo tra le due province toscane di Lucca e Massa Carrara e una quindicina di comuni. Si legge in un sito dedicato: “Le Apuane sono un complesso orografico di grande suggestione grazie all’imponenza del massiccio montuoso, dalla morfologia assai aspra, con le sue valli profonde e i versanti molto inclinati. Nel tratto di pochi chilometri, a partire dalla breve pianura costiera versiliese, le Apuane s’innalzano fino a sfiorare i duemila metri di altitudine con il M. Pisanino (m 1947)“. Conosciute a livello mondiale per il famoso marmo bianco e abitate dall’uomo fin dall’antichità sono importanti anche per altri aspetti peculiari di rilevanza geomorfologica. La flora è variegata e cambia a seconda delle rocce circostanti, da non perdere la fioritura delle giunchiglie in primavera.

Consigli:

Prima di intraprendere qualsiasi cammino in montagna controllate le previsioni meteo e le notizie relative al sentiero scelto. Segnalate a qualcuno il percorso che intendete fare e dotatevi di carte dettagliate. Non dimenticatevi di includere nel vostro percorso una tappa in un rifugio per rifocillarvi o semplicemente riempire la borraccia.

Per saperne di più:

  • Il sito istituzionale del Parco delle Alpi Apuane
  • Il portale turistico del Parco
  • Visite guidate e itinerari

Giunchiglie