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Un giorno lungo un anno

Il parco nazionale di Kelimutu è l’attrazione maggiore dell’isola di Flores ed è una delle poche mete turistiche di quest’isola indonesiana grande più o meno quanto l’Italia e costellata da un’infinita serie di coni vulcanici.
Moni
, il villaggio ai piedi del cratere del vulcano Kelimutu, all’interno del quale giacciono tre splendidi laghi di colorazione differente, ha un significato particolare per noi: è stata la meta più orientale nonché l’ultima del nostro vagabondaggio per il sud-est Asiatico.

Leo alle prese con un foro nella ruota

L’ultima tappa, quella che ci ha condotto dalla città di Ende fin all’ingresso del parco, è stata emozionante non solo per gli splendidi paesaggi attraversati: le risaie, le montagne, la foresta…  ma anche perché in quei quaranta chilometri circa ci siamo visti scorrere davanti agli occhi i mesi precedenti, che a quel punto ci parevano essere volati via in un batter d’occhio.
Ci siamo ricordati la tribolata uscita da quel frullatore gigantesco che è Bangkok, le pedalate verso il confine birmano, le visite alle città storiche, i monsoni che non danno tregua alle povere popolazioni thailandesi così gentili e ospitali… e poi le montagne del nord, i grandi parchi, ideali per campeggiare, i bambini laotiani che ti corrono incontro sporchi, sorridenti, affamati e felici, la polvere masticata lungo le tortuose e contorte strade verso il confine cinese. E ancora, Luang Prabang, una perla adagiata sulle rive del Mekong, le splendide e avventurose grotte di Konglor, le rilassanti quattromila isole del Grande Fiume, la rischiosa giungla cambogiana punteggiata di migliaia di mine ancora inesplose, i meravigliosi templi khmer e le dolorose testimonianze del recente tragico passato di questo paese. I Cardamomi, il primo mare, di nuovo Bangkok e poi giù verso le spiagge e le isole turistiche, bypassate per raggiungere la Malesia e il suo crogiolo colorato di indiani, cinesi, malesi e decine di altre minoranze.
Georgetown e le sue vie coloniali, le Petronas tower di Kuala Lumpur, le infinite distese di thè delle Cameron Highlands e poi il borneo, i quattromila metri ed oltre del monte Kinabalu, le immense piantagioni di palme da olio popolate di scimmie e martin pescatori, le poche riserve in cui sono stati relegati gli orang utan e le simpaticissime scimmie nasica, le acque cristalline della baia di Semporna, spettacolari sotto la loro superficie ma ancora pericolose sopra (per la presenza dei pirati… in fondo Sandokan era di casa qui!).

Mine in Cambogia

Un viaggio nel viaggio, su una carretta del mare per tre giorni, stipati tra migliaia di indonesiani, topi e scarafaggi, ci ha portato su Giava e di qui, di nuovo liberi in sella verso est: i vulcani Bromo e Kawah Ijen prima di approdare su Bali, Lombok, Sumbawa ed infine, dopo altre nove ore di traghetto, Flores.
Sopraffatti da tutti questi vividi ricordi ci siamo seduti sul ciglio della strada, lasciando le nostre biciclette cariche a sorvegliar l’asfalto.
Un cielo terso, un cono perfettamente conico e fumante, una baia dall’acqua turchese ed alcune capanne sparse sotto altissime palme da cocco: una visione idilliaca che di colpo, come una spugna, ha cancellato ogni nostalgia facendoci ripiombare nel futuro, sognando nuove mete da raggiungere, nuovi incontri da fare, nuovi luoghi da scoprire.