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Quando i viaggi di lavoro sono la tua vita

Il viaggio di lavoro è sempre un tema inquietante per molti di noi, fai valigia, disfa, scappa dall’ufficio all’ultimo minuto e arriva all’aeroporto di corsa maledicendo qualsiasi cosa ti sia successa etc..  :) Ma magari molti di voi non sanno che dietro a un blog c’è qualcuno di noi che del viaggio ne ha fatto un lavoro e per questo grazie all’aiuto degli altri bloggers e a Giuseppe per la sua “illuminazione” ho deciso di pormi al centro di questo post perchè di viaggi di lavoro ne ho fatti e li faccio tutt’ora visto l’esperienza all’estero (a Malta) che sto vivendo.

Ecco le domande

Francesca: Quando arrivi la sera, dopo una giornata di lavoro fuori casa, a cos’è che pensi?

Il rientro a casa è un momento quasi magico, perchè in quei momenti realizzo tutto ciò che ho fatto o che mi è successo durante la giornata. Ultimamente però mi capita sempre di sedermi in veranda guardando il mare e rilassandomi un pò (scusate ma un pò di rosicata ci sta :D ) e di pensare a Ulisse e al suo viaggio verso Itaca, lo immagino lì con la sua imbarcazione che scruta l’orizzonte… Due viaggiatori e due epoche a confronto :)

Valentina: Trasferirti in una nuova città per lavoro non ti spaventa? Non hai mai avuto paura di sentirti solo?
L’idea di cambiare città è cruciale, dico sempre che è il momento in cui si decide di salire un altro scalino della vita, di affrontare una nuova esperienza professionale ma soprattutto personale, mettendo in gioco tutto con le difficoltà del caso come la cultura e la vita locale, le tradizioni del luogo. La paura di sentirmi solo negli anni l’ho metabolizzata, perchè in fin dei conti mi piace conoscere e vivere il paese sin da subito, magari entrando in un locale, sedermi al banco e iniziare a parlare con chi ho intorno oppure documentandomi in anticipo (per quello che è possibile)
Giuseppe: Che cosa hai imparato in questi mesi? ne è valsa la pena, lasciare
tutto per una nuova vita lontano da casa?
L’esperienza all’estero era da un paio di anni il mio “pallino”, volevo cambiare aria e provare nuove emozioni. Lasciare casa è stato come socchiudere una porta perchè in fin dei conti so che prima o poi ritornerò alla “base” (così mi piace definire Ragusa). Ogni giorno imparo a conoscere questa popolazione, è un meltin pot di culture: araba, inglese, italiana, greca e tradizioni vicine e lontane alle nostre.

Danilo: Ti sei da poco trasferito a Malta; com’è vivere in una località turistica per lavoro?
Andarci in vacanza è una cosa, viverla è un’altra… La vita nelle località turistiche ti permette di avere qualche vantaggio in più dato dai flussi turistici, riuscire a parlare un’altra lingua e a migliorarla, lavorare a contatto con gente che proviene da chissà quale paese a cui chiedi di raccontarti la loro casa, la loro famiglia e piano piano inizi a immaginare il tutto; tra gli effetti negativi c’è che a fine stagione inizio ad odiare le persone :D :D (scusatemi ma dopo averne visti a migliaia non ne posso più. STOP sfoghi personali)
Nicola: La voglia di cambiare sempre meta è ancora attiva?
Non si ferma mai! (non so se è un bene o un male :) ) la voglia di scoprire nuove mete è sempre lì pronta, attende solo l’ok. Ultimamente sono affascinato dall’Oriente, vorrei visitare Tel Aviv e dopo il sogno di sempre, il Giappone!

Serena: Quale pensi sia la molla che ti fa scattare la voglia di lavorare lontano da casa?
Lo dico a malincuore ma è quello che ho sempre pensato, in Sicilia non si riesce a fare turismo,quando vedo che ci sono piccole realtà nazionali dove il turismo è il cardine dell’economia mi scatta una molla interna per tutto ciò che c’è intorno e che molti di noi non conosciamo ed apprezziamo. Per questo ho deciso di lasciare la mia terra, non è un addio ma un arrivederci perchè da ogni esperienza che faccio traggo sempre qualcosa di nuovo che cerco di portare con me provando a farlo conoscere e capire a chi ha voglia di innovare in una terra magica.