• Pin It

Intervista a Antonio D’Onofrio fondatore di Viaggi e Fotografia

Internet è un luogo di incontri. A Febbraio dello scorso anno per caso qualche amico di vecchia data mi ha aggiunto in un gruppo su facebook “Viaggi e Fotografia“, avevo già in mente di comprare una reflex ed entrare nel mondo della fotografia di viaggio… ed ecco che Antonio D’Onofrio fondatore del gruppo organizza un workshop fotografico per principianti per il ponte del 17 Marzo; un ponte inaspettato, un viaggio per niente programmato e una città da sogno come Istanbul. Qui ho conosciuto Antonio e come dice Terzani: una persona di cui essere fiera di avere nel proprio bagaglio umano di conoscenze. Quando penso al binomio Viaggi e Fotografia non posso non pensare che a lui. Vi voglio far conoscere un grande viaggiatore, un grande fotografo ma soprattutto una grande persona.

Cosa significa per te la parola viaggio?

Io parto per verificare. Il viaggio è una mia personale verifica. Verificare se riesco in quello che ho immaginato, verificare se i luoghi che ho nella mente sono così nella realtà, verificare se i luoghi raggiunti mi trasferiscono le emozioni sperate.

Chacaltaya - Bolivia- La strada più alta del mondo 5421 mt

Chacaltaya - Bolivia- La strada più alta del mondo 5421 mt

Da dove nasce la tua passione per le foto e per i viaggi?

La voglia di viaggiare per scoprire nuovi luoghi e il desiderio di raccontare attraverso le immagini quello che i nostri occhi hanno visto.
Non sono nato viaggiatore. Ma ho iniziato già da piccolo ad “esplorare” gli spazi che mi circondavano. La passione per i viaggi mi ha poi portato prima in tutta Europa e poi in Africa e Asia, per arrivare in Sud America.
Prediligo viaggi natura ed etnici … e non partirei mai senza la mia Nikon. La mia passione per le montagne mi porta ad arrampicare dovunque sia roccia verticale. Ho scalato montagne grandi e piccole in molti paesi e stretto mani di tutti i colori. Ho dormito nella mia tenda Svalbard fino -35° e respirato “l’aria sottile”. Ho calpestato la sabbia di molti deserti.
Dice una leggenda Tuareg che il Sahara è un gigante disteso, assopito ma vivo. Spesso i Tuareg al tramonto siedono immobili sulla cima delle dune più alte; dicono di ascoltare la voce del gigante che risuona come un grido, il grido del deserto che non si può ignorare. Fermarsi un momento nel silenzio più assoluto e sentirne la voce, l’essere di fronte al vuoto, il terrore dell’ignoto, il battito del cuore, il respiro, l’amicizia, l’amore o l’indifferenza dei compagni, il vivere del pianeta intero. E poi il tè con i Tuareg, le arrampicate a mezzogiorno, il sole che ti brucia, l’odore dei somari, l’odore degli umani, il vento sulla tenda, la sabbia nelle orecchie, il cielo con le stelle, la voglia di restare… l’urlo del deserto…

Zidane Al Zalabieh nel deserto di Wadi Rum - Giordania

Zidane Al Zalabieh nel deserto di Wadi Rum - Giordania

Qual è stato il viaggio che ti ha regalato di più emozioni?

1984 – Traversata Tunisia-Algeria-Mauritania-Marocco con la Vespa 125 TS. 10.000 km di autentica avventura. Ma anche i 2 Camel Trophy 1985 Australia e 1986 Madagascar, pur non essendo un vero viaggio, mi hanno lasciato cosapevolezza. Sì, la consapevolezza di farcela nelle situazioni più assurde.

Camel trophy

Camel trophy

“Come sei vissuto” dalle persone che incontri nei tuoi viaggi?

Bisognerebbe chiederlo alle persone con cui ho viaggiato.

Prima di partire per un viaggio hai già in mente cosa fotograferai?

No, non mi preparo. Mi lascio guidare dalle sensazioni che il luogo mi trasferisce. Vero è. però, che io sono un architetto, e quindi sono allenato a ragionare in un certo modo. Sono fortemente attratto da quelle linee di forza che solo le opere d’arte riescono ad avere. E l’opera d’arte non è necessariamente un prodotto dell’uomo ma può anche essere un risultato di forze naturali.

Ponte di tek ad Amarapura - Birmania

Ponte di tek ad Amarapura - Birmania

Cosa vuoi esprimere con le tue foto?

Dico sempre che ci sono tre fasi nella fotografia. La prima, quando si scatta e non viene assolutamente nulla di ciò che si vorrebbe vedere su carta. La seconda, quando si riesce a fare una foto così come la si pensava. La terza, la più difficile, quando si riesce a trasferire un’ emozione. Ecco, io voglio trasferire quella emozione.

 

Il Forte rosso ad Agra - India del nord

Il Forte rosso ad Agra - India del nord

Ultima domanda, qual è la foto a cui sei maggiormente legato?

Nel suo ultimo libro “…e se la vita continua…” Cesare Maestri, eroico alpinista e salitore del Cerro Torre, scrive e si racconta attraverso le imprese alpinistiche che lo hanno fatto conoscere in tutto il mondo. Ma il libro termina con parole commoventi: “Alla fine della vita capisco che la cosa più bella è vegliare sul sonno di un bambino”. Questa è sicuramente la foto a cui sono maggiormente legato.

Birmania

Birmania

Ringrazio Antonio per questa piccola intervista e per avermi fatto capire che non è importante avere una macchina fotografica super cool per scattare una bella foto, ma solo gli occhi per vedere cosa c’è di differente al mondo.

Le fotografie di questa intervista sono tutti scatti di Antonio D’Onofrio se le foto vi fossero piaciute vi consiglio di visitare il suo blog Viaggi e Foto.