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Viareggio… sulla spiaggia e di là dal molo

Viareggio in te son nato in te spero morire

Questa frase è scritta a caratteri cubitali su un muro del molo di Viareggio dalle parti della Darsena, dove il canale Burlamacca si mescola al Mar Tirreno all’altezza del faro. A mio avviso esprime tutta la viaregginità che si mescola ai coriandoli e scorre nelle vene di tutti quelli che sono nati e cresciuti in questa città di mare.

Viareggio in te son nato in te spero morire - Foto di Electra

Condivido l’attaccamento a questa terra che mi ha dato i natali, in cui ho frequentato le scuole e che continuo a bazzicare per le uscite con illustri personaggi che hanno fatto la storia mondana, artistica e culturale del nostro paese: il compianto regista Mario Monicelli, l’attrice Stefania Sandrelli, il futurista Uberto Bonetti, il poeta Percy Bysshe Shelley, il pittore Lorenzo Viani e lo scrittore e psichiatra Mario Tobino. È stato proprio pensando all’opera “Sulla spiaggia e di là dal molo” di Tobino che voglio dedicare questo post di “Viaggi e libri” a Viareggio.

Sulla spiaggia e di là dal molo” è una raccolta di ricordi, uno zibaldone della Viareggio che fu per illustrare ai giovani viareggini e ai forestieri la storia e i personaggi della città versiliese. Scrive Tobino: “Successe dunque che tornai dalla guerra e cominciai a sognare di scrivere un libro sul mio paese, narrare se possibile la gloria marinara dei viareggini, naviganti e costruttori di barche“. Questo libro è proprio questo, una collezione di storie di un popolo fiero e spendaccione, anarchico e fuori dalle righe, avvezzo ai venti e ai periodi di magra tipici della gente di mare.

Molo di Viareggio, "L'Attesa" opera di Inaco Biancalana del 1947, realizzata in bronzo da Gionata Francesconi - Foto di Electra

Viareggio non è solo la cornice del libro, è la protagonista che si affianca ai marinai, ai calafati, ai capitani, alle partigiane viareggine, alle donne che aspettano pazienti sul molo, ai bambini sporchi che giocano nel piazzone, ai pescatori. I viareggini sono come le patelle, che si appiccicano allo scoglio e non si staccano più: hai voglia di mareggiate, onde potentissime e sabbia che sferza, i viareggini che partono ritornano alla terra d’origine. E quelli che vengono da fuori si fermano perché si trovano bene, come scrive Tobino “Un giorno ci venne anche mio padre; il luogo gli parve allegro di libertà e futuro. Si trasferì a Viareggio e ci rimase tutta la vita“.

Com’è facile intuire anche dal titolo stesso del libro di Tobino, gran parte della storia di Viareggio è legata al mare: dalla tradizione marinara a una vera e propria scuola cantieristica che continua ancora oggi, dai bastimenti che salpavano dalla Darsena alla volta di Barcellona, Valencia, Cadice, Saint Tropez e si facevano riconoscere per la fattezza e dalle vele fino alle storie dei marinai, sempre rocambolesche, a volte tristi, di fronte alle quali non si può rimanere indifferenti. Tobino scrive, non senza un tocco di poesia, che “[...] si diceva che i velieri di Viareggio si posassero sul mare come gabbiani, assomigliassero in tutto a questi uccelli che hanno il mare come loro prateria“.

Viareggio vista dal molo - Foto di Electra

Oltre al mare e adiacente ad esso si trova un altro simbolo di Viareggio, un viale lunghissimo con edifici in stile liberty comunemente conosciuto come la Passeggiata. Dalla parte del mare, poco oltre la spiaggia di sabbia chiara e fine, ci sono eleganti edifici che ospitano negozi, boutique, cinema e ristoranti, mentre la parte che guarda i monti è delimitata da palme e aiuole. Il mare c’è, se ne può sentire l’odore, ma rimane nascosto dietro gli edifici e fa capolino negli spazi tra una costruzione e l’altra. La Passeggiata non è solamente il salotto buono di Viareggio dove si va a sfoggiare il cappotto nuovo nelle domeniche invernali, ma è anche la passerella dove sfilano i carri di cartapesta nelle quattro settimane dedicate al Carnevale.

Burlamacco, la maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio

A Viareggio il Carnevale è una vera e propria istituzione, è un evento che scandisce i ritmi degli abitanti che non possono rinunciare nemmeno a una sfilata dei carri o a una festa rionale. Coriandoli, stelle filanti, costumi, carri di cartapesta, musiche, festa sono gli elementi costitutivi e immancabili di ogni febbraio viareggino che si rispetti. Una visita è fortemente consigliata per capire di cosa sto parlando!

Sarebbero ancora tantissime le cose da dire su Viareggio, potrei parlarvi della Torre Matilde, delle vaste pinete di levante e di ponente, dei locali sempre affollati, dei ristoranti di pesce e molto altro ancora, ma preferisco lasciarvi con le parole di Mario Tobino, che concentrano in poche righe l’essenza di Viareggio. Vi aspetto! :)

La città è una striscia lungo il mare. A un estremo e all’altra vi sono le due pinete, di levante e di ponente. Opposti al mare si alzano i monti della Versilia. I bagni hanno le cabine per un tratto di circa due chilometri, dal molo alla Fossa dell’Abate, e ultimamente si sono estesi anche a levante, oltre i cantieri, al di là della darsena, verso Torre del Lago, e questi sono bagni popolarissimi. Di fronte alla Vecchia Viareggio, in quella parte del viale Margherita che va dal molo a piazza Mazzini, vivono i bagni storici, che sono: il Nettuno, il Colombo, il Balena e il Felice. Sono i bagni del tempo glorioso, quando sul viale Margherita Puccini incontrava Marconi, Petrolini andava a braccetto con Fregoli, D’Annunzio lasciava sulla rena le impronte dei suoi purosangue. Rilke alloggiava all’Hotel Russie, e la contessa F. nel fondo della notte, al Kursaal, faceva fede alla promessa di ballare nel più completo abbandono.”