• Pin It

Il Traffic Festival a Torino

“Parlare di musica è come ballare di architettura”

(frase attribuita comunemente a Frank Zappa ma la paternità è spartita con

Laurie Anderson, Steve Martin, Martin Mull, Elvis Costello, Thelonius Monk)

Il logo del Traffic Festival

Non sono mai stata brava a parlare di musica, a volte mi sono cimentata ottenendo risultati poco soddisfacenti e privi di quel brio che ci si aspetta quando si chiamano in causa le sette note. Parlare del Traffic, però, non equivale a parlare di musica: per me è scoperchiare un vaso di Pandora colmo di canzoni urlate al cielo di Torino, zaini con le scritte sceme indelebili e ricordi universitari.

Per due anni di fila non mi sono fatta scoraggiare da trecento chilometri di asfalto, mandrie di gente sudata e poche ore di sonno ricambiate dalla soddisfazione di dire “io c’ero”. Ricordo che un anno consegnai in fretta e furia un compito di informatica (in cui ottenni il voto più basso della mia carriera universitaria! n.d.r.) e mi imbarcai sulla mia vecchia Twingo color Puffo alla volta della prima capitale d’Italia, obiettivo Traffic Festival.

Da studentessa squattrinata il Traffic mi sembrò un miraggio: i concerti erano tutti gratis e c’era l’opportunità di girare Torino spostandosi in città coi mezzi messi a disposizione dal Festival semplicemente registrandosi sul sito. Avevo anche amici che mi ospitavano per la notte: tombola!

Torino Traffic Festival

Nel Parco della Pellerina, il grande polmone verde di Torino, ho ascoltato Caparezza tra gli spintoni della folla urlante e ho assistito ai fischi ai transalpini La Phaze colpevoli di cantare in terra italica subito dopo i successi calcistici dei gloriosi mondiali del Po-Popo-Po-Po-Popo. Ho ballato sul ritmo di “Welcome to Tijuana” – fedele fotografia delle ragioni per cui il pubblico era in delirio – col “Clandestino” per eccellenza, un Manu Chao in formissima osannato dal pubblico.

Il Traffic è un festival che, già nel nome, contiene l’idea di movimento, di persone che si muovono da un posto all’altro al ritmo di diversi generi musicali. Così succede che dalla patchanka si passi ad una serata indie con quei f**ckin’ scozzesi dei Franz Ferdinand che scaldarono il pubblico oppure capita che ci sia un gruppo che non ti fa impazzire, come furono per me gli Strokes che non sapevano intonare il reef dei White Stripes per compiacere il pubblico. Allora ti fai un giro tra i banchetti fricchettoni sparpagliati ai vari angoli del parco o ti sdrai a guardare le stelle, luci permettendo, con le vibrazioni che ti scuotono la colonna vertebrale.

L’anno successivo ascoltai Antony and the Johnsons, che crearono una bella atmosfera sospesa e romantica in attesa del maestro Franco Battiato, al quale venne lasciata l’intera organizzazione della serata. Ricordo un silenzio surreale tra il pubblico quando il cantante e poeta siciliano intonò l’intramontabile “La cura“, che solcò le guance di molti. Al termine della serata fu una splendida sorpresa sentirlo duettare con i Subsonica in “Disco Labirinto” e “Preso Blu“. Solito giro per una Torino in fermento, valigia e di nuovo verso casa. Dal 2009 il Festival si è spostato dal Parco della Pellerina alla Reggia di Venaria Reale.

A posteriori posso dire che il Traffic Festival è stato uno dei miei primi viaggi differenti perché l’evento non è solo una rassegna musicale, ma un modo alternativo per scoprire una delle città più belle d’Italia in modo alternativo. Nei due anni in cui sono andata a Torino ho visto lo spettacolare Museo Nazionale del Cinema, ho ammirato le Alpi dalla sommità della Mole Antonelliana, ho camminato senza orari tra le strade sontuose del centro fino all’elegantissima Piazza San Carlo. E ancora Via Po, i negozi e i Giardini Reali in Via Regina Margherita dove ho stretto la mano a Max Casacci, chitarrista dei Subsonica e direttore del Traffic Torino Free Festival. “Tra il fiume e i portici”, come dirà nel 2011 un tormentone della band torinese sopracitata, mi sono persa in una città regale e allo stesso tempo giovane, dove puoi essere un signore bevendo un “Bicerin” in un caffé del quadrilatero romano o fare tardi ai Murazzi bevendo rum e pera mescolati nello stesso bicchiere “tanto nello stomaco si mescolerebbero comunque”.

Questo è il Traffic – Torino Free Festival. In una parola: atmosferico.

Il cielo su Torino

Per ulteriori informazioni questo è il sito ufficiale.