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In viaggio nel Deserto Australiano con gli AC/DC

Adelaide, Australia del Sud. E’ sera e sto per avventurarmi nella mia prima traversata nel deserto: 30 gradi in media, 50 ore di marcia, 2500 chilometri da macinare. L’iPod è carico, perché ogni viaggio porta con sè una colonna sonora, e ho scelto il Greatest Hits degli AC/DC, buon vecchio Rock da abbinare agli scenari che mi attendono. Sistemo la valigia e osservo i miei nuovi compagni di viaggio, in quella che sarà la mia “casa” per i prossimi tre giorni: l’Indian Pacific Train.

Indian Pacific

L’Indian è molto più di un semplice treno. E’ quasi una leggenda. Un bolide d’acciaio argentato, lucido prima di partire, coperto di polvere all’arrivo. La sabbia lo trasforma in una creatura dorata, arrugginita dalla canicola del deserto.

Red Indian Pacific

Il tragitto è una riga sottile sulla mappa, le rotaie che si perdono nelle lande dell’Outback, là dove la terra ha il colore e l’odore del ferro, ed è rossa come un campo da tennis. Dal finestrino vedo una distesa dapprima rossa poi quasi arancione, un cielo azzurro con nuvole alte spinte da un vento caldo. Migliaia di piccoli eucalipti, e tanto silenzio. Nelle cuffie, la canzone “Highway to Hell”.

Deserto Rosso

Il treno si ferma nel bel mezzo di Nullarbor Plain, giusto il tempo di fotografare un paesaggio desolato e lunare, una piana deserta con alberi bassi. Avessi con me un banjo mi siederei sotto un eucalipto a strimpellare strofe malinconiche, sorseggiando un bicchiere di brandy invecchiato: ma il treno fischia, si riparte subito verso una nuova città fantasma piena di suggestione, che raggiungiamo dopo qualche ora.

Prima sosta

Eccoci a Cook, cinque baracche e qualche carro, murales sulle facciate di capannoni deserti, dove saranno gli abitanti? Lo chiedo al capotreno che ride di gusto, mi dice che quando il treno arriva spariscono per non farsi trovare… Mi aggiro in un’atmosfera surreale da film western post apocalittico, infradito e cappello verde da cow-girl: respiro il vento secco dell’Outback e cerco di immaginarmi le facce dei fantomatici abitanti di Cook, quattro gatti, mezzi banditi e mezzi eremiti. Nelle cuffie gira “Fire your guns”.

Cook Cook Deserta

Non ho prenotato la carrozza letto ma una semplice poltrona: siamo tutti di buon umore e dormiamo scomodi, chi sulle poltrone chi per terra. L’atmosfera è festaiola e nelle cuffie gira “High voltage Rock ‘n’ Roll”. Un altro giorno di viaggio e arriviamo a Karlgoorlie-Boulder, mitica città-avamposto di cercatori d’oro e pionieri d’inizio secolo. Qui fu trovata, proprio un secolo fa, la Pepita d’Oro più grande del mondo. Bordelli, ristoranti cinesi, musica e bar pieni fino all’alba, Karlgoorie è ancora oggi città di miniere d’opale e di lavori pesanti, ma anche di viaggiatori di frontiera.

Dal treno

Prima di risalire sul treno mi fermo a chiacchierare con la tabaccaia della stazione, Tina: sua nonna era calabrese e suo marito (il terzo!) è croato, minatore in una grande cava di ferro di Karlgoorlie. Mi offre un Mars e io risalgo sull’Indian Pacific per l’ultima notte. Nelle cuffie gira “Hell ain’t a bad place to be”.

Tabaccheria a Karlgoorlie

La notte ci strema e all’alba arriviamo a Perth, la metropoli più isolata del pacifico. Davanti, solo una grande distesa d’acqua. Grattacieli, prati verdissimi e ragazzoni abbronzati dal sole australe. Non male. Ci salutiamo: nessuno prosegue fino a Fremanlte con me.

Fremantle Bon Scott

Arrivo a Fremantle dove deciderò di fermarmi a vivere perché è una meraviglia! Case e vie eleganti, spiagge bianchissime, uno stile di vita rilassato ma elettrizzante, facce sorridenti. Metto via l’iPod. Scoprirò presto che Bon Scott, mitico vocalist degli AC/DC, colonna sonora di questa mia mitica traversata, è cresciuto proprio qui a Fremantle! Non poteva essere altrimenti.
La fine di un viaggio significa sempre l’inizio di un nuovo viaggio…